Donne umiliate in rete: Revenge Porn

Al 2°appuntamento di “Sfumature Femministe” abbiamo dato forma al concetto di “Revenge Porn“.

Non è un caso se anche nel mondo virtuale la violenza ha un genere.30fe9326dc8b296830181c118913dcf1

Se nella vita di tutti i giorni la donna deve fare i conti con: battute sessiste e paternalistiche, con molestie verbali e non, con abusi, discriminazioni sul posto di lavoro, ruoli e quant’altro, anche in rete la donna deve fronteggiare atteggiamenti di violenza, che hanno come obiettivo quello di silenziarla, spaventarla e umiliarla pubblicamente.

Silvia Semenzin, attivista e sociologa digitale, è stata un’abile guida nel dare una chiara e precisa definizione di revenge porn.PHOTO-2019-04-16-15-00-00 (6)

Anzitutto avere ben chiaro che cosa s’intende per CONSENSO!

Può sembrare scontato ed ovvio pensare che il consenso sia una forma di permesso, di approvazione, ma oltre ad essere necessario, il consenso non è immutabile, può VARIARE.

Quindi se inizialmente un soggetto “x” dimostra di essere favorevole ad un’azione, può, nel mentre anche cambiare idea e non esserlo più.

La definizione data di revenge porn è quella di una pratica che consiste nella diffusione o, nella minaccia di diffusione, anche a scopo di estorsione, di immagini private senza il permesso della persona ritratta e che, nella maggiore dei casi, si tratta di un ex fidanzato che per vendicarsi di essere stato “scaricato”, pubblica su internet – su chat e/o su siti pornografici – foto e/o video che nascono per restare privati.  Invece diventano in un
attimo di dominio pubblico, finendo per compromettere per sempre l’intimità
delle vittime.

Abbiamo preso consapevolezza, inoltre, dei dati ottenuti dalla ricerca di Amnesty International sui danni psicologici che le violenze in rete provocano:

  • diminuzione dell’autostima e della fiducia in sé
  • ansia e attacchi di panico
  • disturbi del sonno

E’ stato poi significativo il caso dell’applicazione “Telegram“, caratterizzato dall’anonimato che ha spopolato fra gli utenti per quattro tipologie di canali e chat. Un posto dove  il senso di responsabilità viene meno, spesso giustificato dai ragazzi stessi che ne fanno parte come “una roba da maschi” una goliardata ecco! Tutti atteggiamenti che socialmente e culturalmente vengono accettati e normalizzati dando forma poi ai “ruoli di genere” ; si parla appunto di “mascolinità tossica“.51e96346f7297ddca191bef37f499d73

Le foto e/o i materiali multimediali che circolano online,  danneggiano la vita della vittima, sia da un punto di vista morale che civico, scatenando oltretutto il fenomeno del “Victim Shaming“, che ci porta a sostenere che la vittima non doveva farsi ritrarre in intimità, e che la colpa è anche un po’ di quest’ultima se adesso le sue foto sono pubbliche sul web.

 “la colpa non è di chi scatta una foto, ma di chi decide di condividerla senza il suo consenso“.

Il revenge porn lede la dignità e può condizionare
la vita delle vittime, come i casi di Tiziana Cantone e Carolina Picchio, due donne che hanno deciso di togliersi la vita in quanto non difese e non tutelate.

Finalmente, il 2 aprile 2019, la Camera ha approvato all’unanimità l’emendamento al disegno di legge sul codice rosso che istituisce il reato di revenge porn. Chi lo metterà in pratica potrà essere accusato di molestia, violazione della privacy e diffamazione ma anche di istigazione al suicidio, qualora dalla pubblicazione dei video o delle immagini dovessero derivare atti tragici (Agi-politica).

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Paola, 13 aprile 2019

Caffetteria del Corso, Corso Roma 57

#noisiamoartemisia

 

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